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Agbogbloshie: la discarica a cielo aperto in Ghana

13 Novembre 2017

Ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti circa 40 milioni di tonnellate di apparecchi elettrici tra i quali troviamo frigoriferi, cellulari, personal computer, stampanti e scanner. In Europa, così come in USA e nella maggior parte dei paesi sviluppati, siamo tutti focalizzati a comprare apparecchi elettrici sempre più prestanti, la videocamera a risoluzione maggiore e poi improvvisamente:



Uh, hai visto? Cosa? E’ uscita la stampante in 3D! Come ho fatto senza fino ad ora?

Hai visto l’iPhone X? E’ appena uscito, lo voglio!

Ma, l’hai visto il nuovo modello di Samsung? E’ resistente all’acqua? Ma dai, non lo sapevo, perfetto! Lo compriamo?



Alcune tecnologie sono veramente utili e hanno rappresentato una svolta, ma non c’è niente da fare, la novità colpisce ed è particolarmente attraente anche se l’oggetto non è così indispensabile. Nel nostro quotidiano il consumismo ha permeato la nostra mente e governa con le sue leggi, facendo leva sulla nostra emotività e spingendoci a desiderare cose che in realtà non ci servono. Quindi per sentirci al passo con i tempi, compriamo sempre nuovi apparecchi anche se, quelli vecchi, nella maggior parte dei casi sono ancora funzionanti, peccato!

Peccato, perché questi apparecchi anche se funzionanti diventano rifiuti e come tali vengono trattati, senza accorgersi che hanno un valore, un prezzo e che al loro interno serbano un piccolo “scrigno” contente tanti materiali preziosi che non sono così disponibili come 50 anni fa. Si conta infatti che nei rifiuti elettronici prodotti nel 2014 ci siano circa 48 miliardi di euro in plastiche e metalli preziosi tra cui 16,5 miliardi di tonnellate di ferro, 1,9 miliardi di tonnellate di rame e 300 tonnellate di oro. (https://unu.edu/news/news/ewaste-2014-unu-report.html). Queste apparecchiature elettriche una volta dismesse, pervedano tutto il pianeta, solo una piccola percentuale (15,3%) di queste viene correttamente smaltita oppure riconvertita, e la restante parte?

 

Una buona parte di questi rifiuti elettronici (electric-waste, e-waste) vengono imbarcati in grossi container nei paesi sviluppati, nella maggior parte dei casi senza tener conto del fatto che sono potenzialmente tossici e vengono trasportati sulle coste dei paesi in via di sviluppo come Accra, capitale del Ghana.

Qui, gli e-waste vengono accolti da un mercato fiorente dell’usato, una rete diffusa di negozi che si occupano di riparazione e una serie di iniziative che tentano di far emergere il potenziale che ruota attorno ai rifiuti elettronici. Ma questa è solo una parte della storia infatti Accra è anche la sede di una gigantesca discarica a cielo aperto di e-waste, nota con il nome di Agbogbloshie. Qui le attività di riciclaggio, operate da uomini e bambini vengono effettuate con metodi nocivi per l’ambiente e la loro salute, prevedendo il recupero dei metalli preziosi a mani nude e all’eliminazione di materiale plastico in eccesso attraverso l’incenerimento con forte impatto ecologico. Come scrive Jacopo Ottaviani in un suo recente articolo sull'Internazionale, le autorità ghaniane hanno avanzato l’ipotesi di smantellare questa discarica, nel tentativo di risolvere le problematiche che ruotano intorno ad essa, dalla criminalità imperante, alle condizioni di vita precaria degli abitanti di Accra, all’inquinamento dilagante che ormai ha contaminato le falde acquifere, il suolo e sta minando la salute delle persone stesse in cui sono stati rilevati alti livelli di piombo nel sangue, nelle urine e nel latte materno. Lo smantellamento della discarica di Agbogbloshie potrebbe essere insufficiente e potrebbe spostare semplicemente il problema altrove, come sostiene Rafa Font, operatore di Recyhub un’organizzazione che supporta il riciclaggio sostenibile. Tante associazioni come Recyhub sono coinvolte nel riciclaggio etico tra tutte si distingue Amp Agbogbloshiemarketplace platform, che ha come obiettivo di trasformare Agbogbloshie in un laboratorio creativo e sostenibile. 

 

Scritto da Sara Falsini


 Immagine di copertina di Tina-Raja-Berard su Unsplash.

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