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I Paesi industrializzati si decideranno a riciclare di più, con l’inasprimento dei controlli sui rifiuti importati dalla Cina?

25 Gennaio 2018

Traduzione del post di Kate O'Neill su The conversation


La Cina, uno dei più grandi importatori di rifiuti a livello mondiale, sta pensando di rivedere la legislazione vigente in materia di rifiuti.


A luglio 2017 la Cina, senza dubbio il Paese al mondo che importa e ricicla più rifiuti di metallo, plastica e carta, ha reso noto all’Organizzazione mondiale del commercio che entro la fine dell’anno verrà vietata l’importazione di 24 categorie di rifiuti, definiti dal ministro dell’ambiente “rifiuti stranieri”. Le organizzazioni come ad esempio lo US-based Institute of Scrap Recycling Industries e il Bureau of International Recycling hanno subito messo in guardia la Cina delle possibili conseguenze di questa misura tra cui la perdita di posti di lavoro, la chiusura di molte strutture che si occupano di riciclaggio negli Stati Uniti e lo smaltimento di una maggior quantità di rifiuti nelle discariche.


Queste paure non sono infondate. Il mercato globale del riciclaggio non naviga in acque tranquille ormai da anni e i Paesi sviluppati hanno investito poco in strutture dedicate al riciclaggio. Pechino ha ritardato l’implementazione di qualche mese e allentato le severe restrizioni sulla contaminazione ma il suo cambiamento di rotta, continua a ripercuotersi sul settore.


Waste Dive, il notiziario giornaliero più letto sui rifiuti, ha definito questa decisione: “Disruptor of the year”.  Tale misura della Cina potrebbe infatti rimodellare una parte trascurata ma fondamentale dell’economia globale: la circolazione di rifiuti da un Paese all'altro che incoraggia il mercato del riciclaggio a livello mondiale.


Il riciclatore mondiale


L’esportazione dei rifiuti in Cina ha iniziato a decollare nei primi anni del 2000 in seguito all’aumento di restrizioni commerciali. Nel 2012 la Cina ha ricevuto circa la metà di tutti i rifiuti di plastica esportati dagli Americani per essere riciclati e circa un terzo di quelli importati dall’Unione Europea. Secondo uno studio del 2014, la Cina ha ricevuto il 56% in peso delle esportazioni mondiali di rifiuti di plastica a livello globale.


Questo commercio ha un valore economico inestimabile. La spedizione è conveniente: le navi da carico trasportano le merci dalla Cina ai paesi occidentali e ritornano indietro con i rifiuti, un processo conosciuto come “reverse haulage”, trasporto invertito. Le industrie cinesi in rapida espansione si trovano vicine ai porti più importanti e non vedono l'ora di ricevere la plastica che non sono ancora in grado di produrre nella madrepatria e sono dunque disposti ad acquistare rifiuti di qualità per riciclarli. Inoltre agli operatori ecologici americani conviene di più, vendere i rifiuti a un intermediario che si occupi di spedirli in Cina che riciclarli in strutture interne al proprio Paese.


I rifiuti di plastica sono particolarmente problematici. Valgono poco e sono difficili da riciclare. Inoltre richiedono molto tempo per decomporsi nell’ambiente, come si può notare dall’accumulo di detriti di plastica negli oceani. Pochi sono consapevoli che più di circa la metà dei rifiuti di plastica che gettiamo nella raccolta differenziata a Berkeley, New York o Omaha vengono caricati su navi container dirette in Cina.


Le informazioni relative al destino dei rifiuti di plastica una volta raggiunta la Cina sono frammentarie e le statistiche disponibili incoerenti.  Il tasso di riciclaggio della plastica in Cina nel 2013 è stato di circa il 22%, molto più elevato rispetto a quello degli Stati Uniti, la cui media è circa del 9% l’anno.


Tuttavia, questo significa che molta della plastica spedita in Cina non viene riciclata o lo è in condizioni pericolose. Le organizzazioni non-governative e altri supervisori hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al numero di questi rifiuti importati, soprattutto se contaminati o di scarsa qualità dirottati agli inceneritori per il recupero di energia oppure che vanno a finire negli oceani.

 

La Cina richiede un controllo qualità dei rifiuti importati


Per essere riciclati, i rifiuti dovrebbero essere ripuliti e privati dei contaminanti prima di essere smistati. Pechino ha già adottato delle misure restrittive per ben due volte (nel 2013 e nel 2017) su rifiuti di plastica e di carta contaminati.


Nel 2013 con l’iniziativa chiamata Operation Green Fence, la Cina ha improvvisamente incrementato le ispezioni dei rifiuti importati, rimandando indietro i rifiuti al di sotto degli standard a spese degli esportatori obbligandoli a prestare più attenzione alla qualità.  I mittenti hanno iniziato subito a dirottare i rifiuti su altri porti per essere ripuliti o eventualmente smaltiti. Il Vietnam e la Malesia hanno avuto una rapida crescita incremento dell'importazione dei rifiuti di plastica. A marzo 2017 la Cina ha avviato l’Operational National Sword, un ulteriore aumento delle ispezioni sulle spedizioni in arrivo, seguito poi dalla loro archiviazione a luglio da parte dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.


I leader cinesi temono fortemente una crisi ambientale in tutto il Paese e per la loro immagine di discarica del mondo. Il noto regista Wang Juliang ha puntato i riflettori sul problema dei rifiuti in un documentario pluripremiato nel 2016, “Plastic China”, incentrato su una ragazza non istruita di 11 anni che vive e lavora con la sua famiglia in una fabbrica in cui vengono riciclati rifiuti di plastica. Non appena uscito nelle sale cinematografiche il film è divenuto subito virale in Cina, nonostante sia stato subito cancellato.


Pechino si sta impegnando nel convertire il riciclaggio improvvisato in parchi eco-industriali sostenibili e all'avanguardia. Tuttavia, le autorità locali presso i porti di accesso si oppongono fortemente alla Green Fence che riduce il ricavato delle imprese locali e riusciranno a resistere al divieto di trattare i rifiuti. A giudicare dai problemi riscontrati in Cina nei controlli sull'importazione clandestina dei rifiuti elettronici, non sarà semplice evitare anche il contrabbando dei rifiuti.


Secondo alcuni supervisori, come il giornalista Adam Minter, le restrizioni sui rifiuti potrebbero ritorcersi contro. L’alto tasso di riciclaggio in Cina, più del 70% nel caso rifiuti di carta, evita la deforestazione, l’estrazione mineraria e l’uso delle fonti fossili. A livello nazionale i rifiuti prodotti sono generalmente di qualità piuttosto scarsa rispetto ai rifiuti esteri che la Cina importa e probabilmente molto più inquinanti.


Si vedranno passi avanti nei Paesi esportatori di rifiuti?


Da luglio Pechino ha ritardato la data d’inizio delle restrizioni sui rifiuti fino a marzo 2018 e aumentato il livello di contaminazione massima per la plastica e gli altri rifiuti da 0,3% allo 0,5%, ancora molto al di sotto dei normali standard di commercio globali. Con la Green Fence, le autorità hanno consentito una contaminazione superiore all'1,5%.


Nonostante l’industria mondiale dei rifiuti stia reagendo, con i provvedimenti della Cina gli altri Paesi si trovano a dover ripensare alla loro dipendenza dallo smaltimento oltreoceano. Nella valutazione delle infrastrutture del 2017, l’American Society of Civil Engineers ha criticato l’industria americana dei rifiuti solidi per non essere riuscita a rinnovarsi e ad aumentare il tasso di riciclaggio.


Gli Stati Uniti non costruiscono nuove strutture per il riciclaggio della plastica di qualità dal 2003 e si contano sulle dita il numero di impianti esistenti in grado di occuparsi in modo efficace ed economico della plastica difficile da riciclare e spesso non pulita.


L’Europa ricicla il 30% della plastica rispetto al 9% di quella riciclata negli Stati Uniti, ma la maggior parte dei rifiuti di plastica viene ancora smaltita nelle discariche e negli oceani. Esistono già misure per incrementare il tasso di riciclaggio negli Stati Uniti ma ci vorranno anni per applicarle.


Infine, il riciclaggio ha i suoi limiti dovuti alle tecnologie utilizzate e ai valori e alla volontà di una nazione. Infatti per i rifiuti e i prodotti riciclati sono richiesti  mercati forti e stabili. Se la Cina chiude le porte ai rifiuti, i Paesi dirotteranno la plastica su altri Paesi ancora meno attrezzati per riciclarla e utilizzarla e finirà anche qui nelle discariche.


La produzione di massa della bioplastica può rappresentare una soluzione duratura, ma ci vorrà ancora del tempo. Per adesso, società come la Closed Loop Fund, che sostiene la ricerca in tecnologie e iniziative volte a costruire un’economia circolare, si stanno impegnando ad aumentare la capacità e il numero delle strutture necessarie per il riciclaggio negli Stati Uniti. Un'altra delle priorità è quella di espandere il mercato dei prodotti riciclati e sensibilizzare sempre di più il consumatore. La prospettiva di perdere la Cina come consumatore dei rifiuti provenienti dai Paesi occidentali, potrebbe e dovrebbe riuscire finalmente a spronare i Paesi industrializzati a prendersi più responsabilità sui propri rifiuti.  


Traduzione di Sara Falsini


Foto di copertina by NeONBRAND su Unsplash


Sotto il trailer di Plastic China 2016

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