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Innovazione nella gestione dei rifiuti speciali mediante geolocalizzazione

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Lunga vita alle piante, come la pizza!

07 Settembre 2018

Il cartone animato della Walt Disney, Wall-E esplora un ipotetico scenario futuro a cui la Terra potrebbe andare incontro. Lo avete mai visto? Se non lo avete ancora fatto, vi suggerirei di farlo.


Siamo nell’anno 2805, la Terra è stata abbandonata dal genere umano perché i livelli di inquinanti presenti sono troppo alti. Chi è rimasto sulla Terra? Beh.. sono rimasti dei robot che si occupano di compattare i rifiuti e di ammassarli in discariche. Con il passare del tempo, circa 700 anni l’unico robot ad essere rimasto sulla Terra è il protagonista del nostro film, Wall-E il quale ha come amico uno scarafaggio e compatta rifiuti in discariche che ormai sono diventate dei grattaceli. 

Sebbene questa sia una visione distopica di quella che sarà la Terra tra più di 700 anni, dovrebbe servirci come esempio da non seguire.


Sappiamo tutti che la situazione in cui siamo è drammatica, perché la quantità di rifiuti che sono sparpagliati nei nostri mari è estremamente alta, si parla di circa 6 isole di plastica.

1) La Great Pacific Garbage Patch (scoperta nel 1977) è la più grande si trova nell’Oceano Pacifico e si estende per un minimo di 70’000 km2 fino a 10 milioni di km2, 3 milioni di tonnellate di rifiuti.

2) La South Pacific Garbage Patch grande 8 volte l’Italia, è stata appena scoperta al largo del Cile e il Perù e si aggira intorno a 2,6 milioni di km2;

3) La Nord Atlantic Garbage Patch (scoperta nel 1972) è la seconda per estensione, potrebbe sfiorare i 4 milioni di km2.

4) La South Atlantic Garbage Patch forse la più piccola si estende per 1 milione di km2, situata tra l’America del Sud e l’Africa meridionale.

5) La Indian Ocean Garbage Patch estesa più di 2 chilometri e con una densità di 10 mila detriti a km2 è stata scoperta nel 2010.

6) L'Artic Garbage Patch più piccola e di recente formazione isola di plastica al mondo è stata scoperta nel mare di Barents, in prossimità del circolo polare artico. Le materie plastiche scartate in Europa e nella costa orientale del Nord America sono confluite a nord della Norvegia.


Una marea di rifiuti che galleggia un po' come nel video presente su vari siti d’informazione, girato nella Repubblica Domenicana (video sotto), in cui non si distingue più il mare né la sabbia, dai rifiuti. Si nota che siamo in riva al mare perché si vedono i rifiuti ondeggiare, ma tutto è completamente coperto da una coltre marrone.


I rifiuti ma soprattutto quelli di plastica stanno inondando il nostro pianeta e stiamo perdendo il contatto con il nostro ecosistema. Infatti non ci rendiamo conto dei danni che stiamo facendo. Se continuiamo così, per riscoprire la natura, le nostre piantine, l’azzurro dei nostri mari dovremmo fare un po’ come Wall-E.. che dopo centinaia di anni, scavando tra i rifiuti, trova finalmente una prima forma di vita autotrofa.


Da circa 65 anni la produzione di plastica ha superato quella di qualsiasi materiale. Le stesse proprietà che rendono le plastiche così versatili in una serie innumerevole di applicazioni (robustezza e resistenza alla degradazione) rendono questi materiali difficili o impossibili a degradarsi in tempi brevi. Purtroppo, la situazione è difficile con circa 9 miliardi di tonnellate di plastica prodotti fino ad oggi, dei quali quasi il 90% è ancora sparpagliato nell’ecosistema, creando enormi danni a tutte le specie viventi. 


Ogni anno si stima che finiscano nei nostri mari quasi 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica.  Una situazione drammatica se consideriamo che per i sacchetti di plastica e le bottiglie dobbiamo attendere tra i 100 e i 1000 anni prima che questa si decomponga completamente. Per i paesi come l’Europa e gli Stati Uniti, la situazione si è complicata enormemente da quando il 1 gennaio di questo anno, la Cina ha smesso di importare la metà dei rifiuti di plastica prodotti, sollevando la questione su come si dovranno smaltire.  Con la nuova politica cinese, si stima che 111 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica dovranno essere gestiti entro il 2030. 


L’Unione Europea ha adottato recentemente la cosiddetta “Plastic Strategy” che affida prioritariamente al riciclo, i materiali plastici al termine del ciclo di vita. In questo modo con l’economia circolare il rifiuto torna ad avere una nuova vita, riducendo così i consumi di petrolio e di energia impiegati per produrla. Anche se il solo riciclo non sembra essere un'unica via, è necessario valutare altre modalità che consentano di gestire tutti i rifiuti di plastica che si sono accumulati fino ad ora e che si prevede verranno prodotti in futuro.


Ma noi nel nostro piccolo che cosa possiamo fare?


Qualche settimana fa sono usciti i dati di produzione di rifiuti urbani raccolti da ARRR e riportati da ARPAT. Nel 2016 la Toscana ha prodotto 2.306.696 tonnellate di rifiuti urbani. Questo significa che mediamente ciascuno di noi produce all’anno 616,36 kg di rifiuti che corrisponde a circa 1,68 kg di produzione al giorno pro capite. Solo nella provincia di Firenze, nel 2016 sono stati prodotti 610 mila tonnellate di rifiuti che corrispondono a 561 kg. Questo significa che al giorno ciascuno di noi produce 1,5 kg di rifiuti urbani. 


Per quanto riguarda i rifiuti speciali, nel 2016 la Toscana né ha prodotti circa 10.513.706 tonnellate di rifiuti speciali (500'000 tonnellate in più rispetto al 2015) di cui 10,04 milioni di tonnellate non pericolosi mentre 472.000 pericolosi. Questo significa che mediamente ciascuno di noi produce all’anno 2.809 kg di rifiuti che corrisponde ad una produzione pro capite di 7,7 kg (di gran lunga superiore alla media nazionale che è 6,1 kg al giorno pro capite).


Se tutti i giorni ciascuno di noi pensasse a come ridurli, sarebbe un’ottima cosa. Se ogni giorno, ci impegnassimo a ridurre gli sprechi alimentari; se comprassimo cibi freschi, evitando di acquistare quelli mono porzione già pronti nelle buste di plastica o in lattine, si ridurrebbe la quantità di multimateriale prodotta. Se gli elettrodomestici invece di buttarli al primo accenno di malfunzionamento, tentassimo di riaggiustarli; se i cellulari invece che gettarli, facessimo un tentativo di riavviarli e di reimpiegarli nuovamente per esempio cambiando la batteria. 


Lo stesso Wall-E recupera delle cose, dimostrandosi più umano di quanto in realtà non sia.. Non è mai troppo tardi per riprenderci in mano la nostra piantina che qui può avere molteplici significati: la nostra vita ma soprattutto il nostro pianeta. Come fanno EVE e Wall-E che ricercandosi, fanno riscoprire agli umani la voglia di riscoprire il contatto tra di loro e con la Terra.  Infatti gli umani che vivono sulla Axiom e che ormai hanno abbandonato la Terra per una crociera che sembra essere eterna, non sono più abituati ad interagire fra di loro, se non attraverso degli schermi parlanti. Questi nuovi umani sono diventati così obesi, che non si alzano più dalle loro poltroncine.


Purtroppo questa realtà non è proprio distante, in Italia aumentano i casi di obesità: un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso (35,3%) mentre una persona su 10 (9,3%) è obesa. Il riprenderci la piantina in qualche modo significa riprenderci un senso di appartenenza alla Terra che stiamo perdendo. 


Quando si torna a casa, dopo una giornata di lavoro, il fatto di andare a fare la spesa, di comprarci delle verdure fresche e di cucinarsi qualcosa di genuino, e condividerlo con la propria famiglia, è anche un modo per valorizzarsi, è un modo per riprendere il contatto con gli altri e con la Terra da cui dipendiamo. Infatti la Terra anche dopo milioni di anni continuerà a sopravvivere, saremo noi a non sopravvivere più, se continuiamo ad ignorarla.


Scritto da Sara Falsini

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Ecomaps è un progetto finanziato nel quadro POR CreO Fesr 2014-2020 e prevede la realizzazione di una piattaforma online che consente di facilitare ed ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti speciali. Si tratta di uno strumento web, accessibile e potente che mette in comunicazione tutti coloro che hanno bisogno di smaltire un rifiuto, con chi ne ha la capacità e la struttura necessaria. Nell’ambito di questo progetto il lavoro di Ecomaps news sarà quello di fornire un’assistenza tecnica ai metodi di riciclaggio, ci auspichiamo inoltre, che questo blog offra spunti di dibattito e riflessione.

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